Per completare gli studi universitari in Giurisprudenza iniziati a Genova Norberto, nel 1970, si è trasferito da Imperia a Roma.
Durante il terzo anno di corso, nel 1971, ha conosciuto Felicia.
Nel 1972, alcuni giorni prima della discussione della tesi di laurea, l’ha, quindi, sposata.
Felicia lavora, in questo periodo, in una casa di produzione cinematografica, la Clesis s.p.a. di Silvio Clementucci. Norberto deve, invece, iniziare a lavorare il mese successivo, come praticante procuratore e segretario presso lo studio legale dello zio Carmine.
Le spese della casa assorbono, in questo primo anno di matrimonio, tutte le loro risorse ed energie.
Nel 1973 Felicia attende la nascita di Vittorio.
Sebbene Norberto abbia ottenuto, nel frattempo, un lavoro da impiegato presso le Ferrovie dello Stato, le loro condizioni finanziarie non sono ancora floride. Non possono certo permettersi di andare spesso a teatro.
Tuttavia, lo zio Carmine, superstite della battaglia di Leningrado, dove ha riportato una grave ferita alla testa, grande invalido di guerra e presidente della omonima Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, gode spesso della disponibilità di alcuni biglietti omaggio per i teatri di prosa o per il teatro dell’opera di Roma.
Quel giorno pensa di regalarne tre, che gli sono rimasti, ai due giovani sposi, per distrarli dai loro problemi quotidiani.
Gli sposi accettano volentieri di concedersi una serata di svago al Teatro dell’Opera, ove rappresentano un balletto loro sconosciuto, Coppelia, di Léo Delibes, che Maria Luisa, sorella di Norberto, pianista dilettante ed appassionata di musica classica, ritiene delizioso.
Nonostante ella sia reduce da un incidente con gli sci e vistosamente claudicante, si offre di accompagnarli, usufruendo del terzo biglietto in loro possesso.
Alle 20,30, con un certo anticipo rispetto all’inizio dello spettacolo, a bordo della Fiat Cinquecento color senape di Norberto, priva di un faro e piuttosto ammaccata a causa di un vecchio incidente, parcheggiano in Piazza Beniamino Gigli, proprio davanti l’ingresso del Teatro dell’Opera, ex Teatro Costanzi.
Poiché l’inizio del balletto è previsto per le ore 21,00, decidono di gustarsi, nell’attesa, un buon cono gelato, nella vicina cremeria.
Felicia, un po’ ingombrante ed impacciata per via del suo pancione, non riesce a trattenere una goccia di cioccolato, che va a macchiare il suo vestito pre-maman, proprio al centro del pancione. A nulla valgono le cure poste per eliminare la macchia che, strofinata con un fazzoletto di carta, si è un po’ schiarita, ma anche notevolmente allargata.
Il terzetto, Maria Luisa claudicante e Felicia maculata, torna verso il Teatro dell’Opera.
I posti del parcheggio sono ormai tutti occupati. Ma accanto alla Cinquecento di Norberto sostano tutte autovetture di grossa cilindrata, linde e fiammanti, per lo più Mercedes, BMW o prestigiose Lancia. Dagli sportelli aperti dagli chauffeurs discendono personaggi in abito da sera, con pellicce di visone, gioielli splendenti ed acconciature impeccabili.
Norberto comincia a temere che si tratti di una prima rappresentazione e che la loro autovettura, il loro abbigliamento ed il loro stato fisico non siano i più adatti all’occasione.
Alle sue incertezze Maria Luisa risponde con decisione che i loro biglietti sono validi per un palco riservato, che il balletto è magnifico, che la loro autovettura è ormai bloccata dalle altre autovetture parcheggiate e che debbono, pertanto, assolutamente entrare in teatro ed occupare i loro posti.
Presentano i biglietti alla maschera, che li scruta perplessa, esamina accuratamente i biglietti, li scruta ancora più perplessa e, quindi, con uno: “Scusino, vogliano attendere un momento”, si allontana. Riappare subito dopo accompagnata da un distinto signore, che si qualifica come il direttore del Teatro: “Signori – dice – con i biglietti in loro possesso, intestati alla Presidenza della Repubblica, non posso certo impedire l’ingresso in teatro. Li farò, quindi, entrare da un ingresso riservato, ma solo se mi promettono che non usciranno dal loro palco durante l’intervallo tra i due atti e che non metteranno assolutamente piede nel salone di intrattenimento”.
Acquisito il loro più solenne assenso, il direttore li fa accompagnare dalla maschera attraverso un corridoio secondario al palco loro riservato, posto proprio a fianco di quello presidenziale.
Ha inizio il balletto.
La musica è facile, ricca di motivi orecchiabili e brani di gusto popolaresco. La coreografia mostra un perfetto equilibrio tra danza e pantomima, un tocco sempre garbato negli assoli, un bel movimento nell’insieme. La favola, che racconta della gelosia di Svanilda nei confronti della bella bambola Coppelia, di cui il suo fidanzato è innamorato, e del trionfo della sua astuzia e del suo amore, è leggera e fantasiosa.
Felicia si sforza di gustare il balletto, ma non è una grande appassionata di musica classica e non conosce la trama della rappresentazione. Un po’ per tutto questo, un po’ perché il peso del pancione le provoca smania alle gambe e ripetuti crampi, comincia a dare in escandescenze.
All’intervallo tra il primo ed il secondo atto ha raggiunto il culmine ed esaurito la sua capacità di resistenza. Vuole andare assolutamente via perché non riesce più a stare seduta, né ferma.
Norberto e Maria Luisa devono fare buon viso a cattivo gioco. Riescono a trattenere Felicia fino al suono del segnale di fine intervallo. Dopodiché, ritenendo che tutti gli spettatori siano rientrati in platea o nei loro palchi, Norberto guida il terzetto lungo quello che gli sembra lo stesso corridoio percorso al loro ingresso in teatro.
Nell’aprire la porta in fondo al corridoio, i tre si trovano, invece, davanti ad un immenso foyer illuminato a giorno, dai mille lampadari di cristallo, costellato di specchi e di stucchi decorati, dal pavimento di marmi policromi, ancora affollato di dame in pelliccia e da uomini in abito di gala.
Non possono tornare indietro perché Felicia si sente mancare.
Con un’esortazione di Norberto intraprendono, allora, un veloce attraversamento del salone, verso quella che, dall’altra parte, sembra essere la porta di uscita.
Felicia apre la fila con il suo pancione maculato.
Norberto la sostiene.
Maria Luisa, zoppicante, si attarda ad ammirare i cristalli, gli specchi, i marmi, i decori, le pellicce ed i gioielli.
Alle sue ripetute esclamazioni di stupore Norberto risponde: “Vieni avanti e non fare la fanatica!”
In quel momento gli occhi di Norberto incrociano quelli, fulminanti, del direttore del teatro.
Nessuno dei due pronuncia una parola, ma il momento è davvero imbarazzante.
Finalmente i tre superano la porta in fondo al salone ed escono all’aperto, a riveder le stelle.
15 giugno 2005